Quando il cattivo è donna

Come scrivere di un villain femminile che sia credibile, con una storia appassionante e che i lettori amino?
Se ci pensate, i cattivi romanzeschi sono più spesso uomini. Se pensiamo alle “cattive” ci vengono in mente cliché come le streghe, oppure personaggi della Disney come Ursula, Crudelia, ecc.

Nei romanzi le cattive esistono eccome, ma poche rimangono bene impresse nella mente dei lettori.
Quali sono quindi le chiavi di lettura giuste da attribuire alla vostra cattiva?

  • Non esiste solo il male

Come tutti i vostri personaggi, anche la cattiva deve avere una storia, probabilmente tormentata, alle spalle. E la sua storia la porterà a desiderare qualcosa: un traguardo, un potere, un’emozione. Perché non farle desiderare una vita tranquilla, l’amore?
Il male fine a sé stesso esiste solo nelle favole: per creare empatia con il lettore, la cattiva deve avere ricordi e desideri umani (questo vale ovviamente anche per i personaggi malvagi maschili).

  • È coerente

Uno dei tratti caratteristici di un villain è il suo essere coerente: ha dei valori, per quanto distorti, ed è fedele a quelli. Nella costruzione di un villain femminile i valori sono importantissimi: possono essere quelli della famiglia, ad esempio, con figli da proteggere, oppure quelli che sostengono i diritti delle donne, perché un tempo la nostra cattiva è stata maltrattata e non vuole più che cose simili accadano.

La distorsione, ovviamente, si presenta nel momento dell’azione: la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, e la cattiva può avere dei fini nobilissimi, ma i suoi mezzi saranno disumani, crudeli. Nonostante appaia perfida agli occhi altrui, nel suo modo di vedere i fatti la cattiva si vede buona e giusta: questo le conferisce integrità nella lotta contro il nemico.

  • Arma a doppio taglio

Ricordatevi anche che la figura femminile può facilmente avere una doppia faccia: dolce, materna, ma terribilmente crudele, se vuole. Un uomo risulta difficilmente dolce come una donna, e questo tratto va sfruttato nella costruzione di un villain: disorienta il lettore, lo inganna facendolo “cadere” nella trappola della cattiva, come accade al vostro protagonista.

  • È esperta

Creare una cattiva significa pensare anche alle sue armi. È una maga? Una spadaccina o conosce le arti marziali? In ogni caso, deve avere una propria arte. In quanto cattiva, fronteggerà il “buono”, che dovrà essere messo in difficoltà. Il fatto di specializzarsi in un campo crea ritmo e suspense nella trama, oltre che conflitto tra gli antagonisti.

  • È realistica

Cosa è accaduto al vostro personaggio perché si comportasse in maniera tanto crudele? Un buon esempio è la storia presentata nel film di Maleficent: la fiducia disattesa, il torto subito e il furto delle amate ali ha trasformato la dolce e fatata Malefica in una creatura triste e sola, cattiva. Il finale del film vedrà la sua conversione, ma lo spunto è interessante, il suo dolore comprensibile. Insomma, tutti ingredienti necessari per la creazione di una cattiva di successo.

Buona scrittura, lascia un commento se l’articolo ti è piaciuto o se hai qualche dubbio!

Autore dell'articolo: Giunsb93

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